LUCREZIA di William Shakespeare

Condotto da Daniele Salvo

La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo fittizio in cui l’emozione è bandita, al servizio di un intellettualismo sterile e desolante. I nostri occhi sono quotidianamente accecati da immagini provenienti dai media. La legge del mercato non perdona: si vendono cadaveri, posizioni sociali, incarichi pubblici, armi, sesso, infanzia, organi. Restiamo indifferenti. La dimensione borghese soffoca i nostri migliori istinti, la nostra sensibilità (che brutta parola oggi, considerata quasi scandalosa), la nostra sincerità e si porta via ogni forma di creatività, ogni volo. La nostra dimensione irrazionale viene completamente annientata.

Il senso dell’affermazione dell’Io divora i nostri giorni. L’arte è svuotata della sua dimensione spirituale. I media, persuasori occulti, agiscono sui nostri cuori e sulle nostre menti addomesticando anche gli spiriti più ribelli, sigillando gli occhi più attenti. La dimensione spirituale è irrimediabilmente perduta. Il senso del tragico è ormai sconosciuto. Il corpo viene cancellato. Siamo ormai consumatori e, nel medesimo istante, prodotti, sconvolti da una guerra mediatica senza precedenti nella storia. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, diciamo le stesse parole, abbiamo tutti le stesse esigenze, le stesse speranze, le stesse ansie, la stessa quotidianità fabbricata in serie.

Ci illudiamo di essere liberi.  

La lingua di Shakespeare rappresenta uno strumento per accedere a realtà diverse, ad un mondo arcaico regolato da altre regole. La parola “cultura” oggi scandalizza. Il teatro “di rappresentazione” è demodé, viene considerato datato e intellettualmente insufficiente e, per questo motivo, pochissimi artisti oggi sono in grado di affrontare per intero un testo di grande drammaturgia (contrariamente a quanto accade all’estero), senza praticare scorciatoie, trovate o mezzucci da teatro di pseudo-sperimentazione anni ’70 .   

Si è pensato ad un laboratorio di interpretazione, rivolto a giovani attori, che riguardi il lavoro sulla lingua di Shakespeare nella sua complessità e stratificazione. Il testo oggetto dello studio è “Lucrezia”, poema giovanile di Shakespeare, riadattato per la scena da Enrico Groppali.

Nel laboratorio il testo verrà affrontato come in occasione di una messinscena vera e propria. Nell’ambito dal lavoro verranno effettuati anche Training fisici e vocali.

Per un interprete è questa un’occasione per un lavoro puntuale sulla vocalità, sul linguaggio e sulla fisicità in rapporto alla lingua shakespeariana.   

Il laboratorio mira all’acquisizione di diverse tecniche attoriali di base, (tecnica vocale, studio del movimento, recitazione) attraverso esercitazioni pratiche in lingua italiana.

Tali esercitazioni prenderanno in considerazione:

a) L’analisi approfondita del testo
b) La definizione dei rapporti fra i personaggi
c) L’utilizzo del ritmo nella lingua italiana
d) La ri-accentazione delle sillabe ad uso espressivo nella voce parlata
e) L’uso della vocalità
f) La parola tragica
g) Training fisico e vocale

Posti esauriti

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